Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
14 agosto 2012 2 14 /08 /agosto /2012 09:02

nw6l2

 gioia di conoscere la meraviglia di perdersi..AUTISMO L'UNIONE FA LA FORZA Far riscoprire all’altro tutto questo fa parte di ognuno di noi, è quello che dovremmo
fare con i bambini in difficoltà, sia che arrivino accompagnati da mamme disperate,
che non hanno più la forza di credere in se stesse perché ritengono di non avere dato
niente al figlio se non qualcosa che lo farà soffrire (l’handicap), sia in situazioni non
così gravi, quando c’è una mamma che crede in suo figlio, ma non sa come utilizzare
questa sua fiducia.
Non basta dire noi lo abbiamo accettato così com’è. Questo, per quanto difficile,
dovrebbe essere fatto da tutti i genitori. Educando un bambino si commettono molti
errori dando per scontate tante cose; i bambini spesso correggono ciò che diciamo
loro. Ci sono situazioni nelle quali non possiamo permetterci di sbagliare. Quando un
bambino non sta dando il meglio di se stesso è perché noi adulti stiamo sbagliando in
qualcosa. Allora i rifiuti, i no, che sono spesso un semplice non fare, non progredire,
sono per noi un segnale che dobbiamo imparare a leggere in modo positivo. Non mio
figlio più in là non può arrivare, ma che cosa devo fare a questo punto? Cosa mi sta
chiedendo, di cosa ha bisogno?. Non possiamo decidere noi cosa egli deve fare e
come. E’ lui che ci dà indicazioni, e noi dobbiamo essere pronti a cambiare perché il
nostro cammino di crescita sia insieme a lui: cambiare le nostre aspettative, cambiare
parte delle cose che credevamo giuste, lottare con i denti per permettere a nostro
figlio di poter credere come noi in certi principi, per poter credere in sè come noi
crediamo in noi stessi.
Quello che abbiamo dato a nostro figlio non è un motivo per soffrire ma la vita, e con
essa, un motivo per impegnarsi. Egli, con la sua vita, dona ai genitori la possibilità di
essere tali e di vivere una vita eccezionale accanto a lui. Si vorrebbe solo dare ai figli,
invece i figli sono venuti al mondo anche per darci. Ciò è possibile se abbiamo la forza
di ricevere, di sapere ricevere quello che egli vuole darci e non soltanto quello che io
voglio che lui midia. E’ necessario imparare ad essere forti nel ricevere, perché è
molto più facile dare che ricevere. La forza di ricevere implica il coraggio di sapere
dire grazie, di accettare il dono che proviene dall’alttro, anche il più piccolo fra i doni
al di sopra di ogni giudizio. In termini pratici questa forza di ricevere consiste nello
scoprire perché l’altro gioisce. Questa scoperta dà una nuova dimensione del valore
della vita, modifica la visione del mondo dell’adulto attraverso la modificazione della
visione del mondo da parte del bambino.
Leggendo una cartella clinica con scritto sordità, cecità, tetraparesi, autismo
ipotizziamo un futuro tragico. Ma i bambini invece ci mostrano continuamente e con
forza la loro volontà di vivere. Se abbiamo la forza di superare le nostre credenze per
mparare a capire il suo gioire gli permettiamo di offrirci il suo dono, ogni volta unico
ed irripetibile.
La qualità della vita si costruisce insieme, sapendo donare e sapendo ricevere, non la
si dà facendo nascere un bambino udente o non udente. La qualità della sua vita se la
deve costruire lui. Noi abbiamo il compito di stargli vicino, di dargli l’opportunità di
non tarpargli le ali con dei “non potrà” che ci danno l’illusione drammatica della
certezza. Le potenzialità dell’essere umano e quello che un essere umano può fare
quando la sua motivazione nasce dall’amore non le conosciamo ancora, tanto che
quando ne facciamo esperienza ne restiamo affascinati ed emozionati. Sarebbe per noi
una grave sfortuna se avessimo perduto anche la capacità di emozionarci.
Se non sappiamo gioire insieme agli altri, lo sforzo che l’altro ha fatto per noi verrà
annullato ed egli ne uscirà deluso sperimentando la frustrazione, la mortificazione, il
dolore.
La mortificazione è sentire la morte dentro, è vivere rinchiusi nella gabbia della
propria patologia. Se si sperimenta la frustrazione è difficile avere ancora le forze e
l’entusiasmo per farcela, perché il dolore fa sentire addosso un peso talmente
insopportabile da far sentire le spalle che si incurvano verso quel ventre nel quale
batte il dolore e le gambe che si piegano non riuscendo a reggere il peso del proprio
corpo. E’ entrata in noi la morte.
Noi lavoriamo per dire al bambino ti sono stati dati 2, 5, 10 talenti. Bene, allora devi
usarli come tutti noi. Il difficile è, per noi  e per ogni educatore, trovare la
modalità con la quale esprimere queste richieste ad un bambino. Se non c’è una
sufficiente motivazione, un sufficiente amore per se stessi, il bambino non chiamerà a
raccolta tutte le energie per farcela. La motivazione deve essere carica di gioia, di
piacere, di voglia di farcela per mostrare a noi stessi di cosa siamo capaci.
La scusa, ovvero il dire a se stessi: non ce la faccio a causa della mia patologia prima
ancora di mettersi alla prova è la sola logica possibile. I bambini quindi spesso hanno
ragione. Hanno conosciuto la fatica fisica e l’impegno richiesto perché sottoposti a
terapie ed esercizi previsti per la loro patologia sperimentando spesso, ma non
sempre fortunatamente, la delusione. Non hanno sperimentato invece la gioia perché
a loro non è permesso di donare.
Bisogna condurre i bambini con difficoltà a scoprire che il fare fatica non è
conseguente alla patologia ma implicito nella vita di tutti noi. Tutti facciamo fatica per
crescere, imparare, maturare. Il piacere di fare dovrebbe essere nel cammino da
percorrere per raggiungere la meta, non solo nella meta. Se così non fosse, ogni
piccolo o grande miglioramento non sarebbe fonte di soddisfazione e di gioia, perché
si vorrebbe di più, non si apprezzerebbe il risultato ottenuto e si andrebbe così
incontro alla mortificazione.
Ecco quello che ho detto ad un bimba in terapia:
E’ vero che fai tanta fatica a camminare, ma guarda che anche noi, tutti noi, tua
mamma, tuo fratello, tua sorella, tuo papà, abbiamo tutti dovuto impegnarci molto
per ottenere miglioramenti, continuiamo ad impegnarci quotidianamente.

Il compito di un terapista e di un educatore consiste nel motivare il bambino perché
viva giorno dopo giorno nella gioia di vivere, perché la gioia di vivere gli possa far
sentire l’energia che ha dentro di sé e la possa usare per ottenere quello che vuole,
rendendo felice e ancora più fiduciosa la sua mamma.
Intraprendere una strada nuova, che nessuno prima di noi ha percorso, nella quale
nessuno può dirci cosa fare, ma nella quale dobbiamo essere sempre noi a decidere e
a prenderci carico, la responsabilità delle nostre deciioni è difficile e impegnativo.
Se non si rompono gli schemi si chiede al bambino solo di imparare a fare il bravo
con un processo di apprendimento che non tenga conto dell’educazione, che è
cammino personale, unico e irripetibile, non catalogabile.
AUTISMO L'UNIONE FA LA FORZA
https://www.facebook.com/groups/dura.turo/#!/groups/dura.turo/

Condividi post

Repost 0
autismolunionefalaforza
scrivi un commento

commenti

Presentazione

  • : Blog di AUTISMO L'UNIONE FA LA FORZA
  • Blog di AUTISMO L'UNIONE FA LA FORZA
  • : il nostro cammino autismolunionefalaforza.over-blog.it con le emozioni vere si puo'emergere dal silenzio ,delle pagine scritte con la loro storia interiore ,che colorano la vita ,con la purezza e il candore ,dipingendo e disegnando il sentiero per il mondo Cerchiamo di accogliere, comprendere ...e aiutare le persone con AutismoPer concludere, ritengo che si possa e si debba Anche per i genitori, pur colpiti così duramente da tanta sofferen.....
  • Contatti

Link