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4 luglio 2012 3 04 /07 /luglio /2012 19:22

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Una società sempre più confusa, in cui ci si sofferma solo alla “prima impressione”, all’apparenza, rischiando di confondere particolari e specifiche esperienze di vita con la “vera quotidianità di una famiglia con autismo”, della quale Marcello Piredda tratteggia qui un drammatico spaccato, presentando una testimonianza quanto mai emblematica, profonda e sincera
Chi suona uno strumento del genere sa che bisogna dedicare ad esso otto ore al giorno di severa applicazione pratica. Ora non posso dedicarci che mezz’ora ogni tanto, a volte dopo mesi e mesi di totale abbandono, perdendo così il livello che avevo raggiunto in un’altra “vita passata”.
 Una possibile carriera andata “affanculo”, una grande passione della quale non posso che recuperare poche briciole, qualcosa che ti lascia un vuoto interiore. E solo chi ama uno strumento musicale sa di che cosa parlo.
 Stesso discorso per la pittura. E per mille altre cose. Sogni svaniti nel nulla quando la “sveglia dell’autismo” ha scelto di suonare in casa nostra. Ma mentre scrivo mi rendo conto che nessuna parola può rendere l’idea della nostra condizione e tutte le parole mi sembrano inutili fronzoli assolutamente insufficienti anche solo a dare una pallida idea, per lo meno a quelli che l’autismo non lo conoscono per niente, o a quelli che lo conoscono attraverso le errate propagande mediatiche.
 Se ad esempio venissero qui le “iene” televisive, potrebbero vedere che cos’è l’autismo vero, vedere mio figlio e quella bestiale condizione che lo imprigiona. Probabilmente lo troverebbero – specialmente se la giornata è calda – completamente nudo e avrebbero modo di capire un po’ meglio, seppur solo nella misura di una millesima parte, che cosa sia l’autismo, quello autentico. E di conseguenza che cosa siano altri casi erroneamente ritenuti dello stesso genere.
 Ma lo so, sono tempi strani, questi, in cui non si ragiona più, sembra una fatica della quale la stragrande maggioranza delle persone fa volentieri a meno. Non si osservano più neanche le sfumature, figurarsi il resto; ci si sofferma solo alla prima impressione, all’apparenza, al sorriso imbonitore del venditore. Le masse prendono per buoni i soliti luoghi comuni, perché “cosi fan tutti” e meglio non porsi troppe domande, meglio non uscire fuori dal recinto. In fondo, stanno tutti bene dentro la rete, nel rassicurante “pollaio”. E se la TV, i media e internet scambiano il dovere e il piacere per “eroismo”, non si sprecano di certo preziose energie neuronali per credere che non sia così.
 Ma chi invece ha il coraggio di uscire dal “pollaio” e di vedere le cose dall’alto, nota le mille contraddizioni e vedo – colmo dei colmi – altri genitori di soggetti autistici definire come un “eroe”, un “genio” e un “esempio” da seguire quel padre che ha portato il figlio “autistico” in giro per il mondo. Bene, ma adesso che vi hanno dato l’esempio “fatelo anche voi”, cosa aspettate? Non ci vuole molto, comprate una moto e sedeteci vostro figlio o figlia e partite. Prendetevi appresso carte di credito ben nutrite, naturalmente, così scoprirete che potrete essere anche voi degli eroi…
 
Quanto vorrei che il grande Oliver Sacks [noto neurologo e scrittore inglese, che vive e lavora negli Stati Uniti, autore di vari libri di successo, basati sulle storie cliniche e umane dei suoi pazienti e delle loro patologie neurologiche. N.d.R.] dicesse la sua su certi “autismi”! Forse saprebbe meglio di tanti altri medici nostrani riconoscere le differenze tra Asperger, lesioni cerebrali, ritardi mentali, autismo e tanto altro. E saprebbe diagnosticare l’autismo di una società sempre più confusa, ottusa, chiusa in scatole preconfezionate.
 Ma nel “pollaio” non bisogna diffondere troppi pensieri controcorrente, nel “pollaio” il dottore ha sempre ragione. Come nel caso di quel vecchietto, ormai dichiarato morto dal medico del paese, che si risvegliò nel lettino della sala mortuaria e si rivolse al becchino il quale, indifferente e ironico, rispose: «Coricati e zitto, non vorrai mica mettere in discussione ciò che ha detto il medico?…».
 E con questa mia ristrettissima descrizione di ciò che è l’autismo vissuto in famiglia, sia chiaro, non voglio certo incolpare di alcunché quel simpatico duo genitore-figlio i quali, girando l’America, hanno fatto ciò che volevano – anche perché potevano farlo- e, ne sono sicuro, non per sentirsi dare titoli di “eroismo” o cose del genere.

 

 

http://www.superando.it/2012/06/21/lautismo-di-questa-societa/


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