il nostro cammino autismolunionefalaforza.over-blog.it con le emozioni vere si puo'emergere dal silenzio ,delle pagine scritte con la loro storia interiore ,che colorano la vita ,con la purezza e il candore ,dipingendo e disegnando il sentiero per il mondo Cerchiamo di accogliere, comprendere ...e aiutare le persone con AutismoPer concludere, ritengo che si possa e si debba Anche per i genitori, pur colpiti così duramente da tanta sofferen.....
Ognuno vive la sua Realtà!!!
Sì perché ognuno vive la sua realtà e reagisce a modo suo...
Essere caregiver del proprio figlio è un qualcosa che ti stravolge e ti cambia la vita a 360 gradi tutti quanti noi viviamo una situazione simile a tanti dicono siamo nello stesso mare io dico e preferisco fare un altro esempio che noi siamo nello stesso mare si ma con barche diverse ognuno ha la sua...
C'è chi ha una barca più piccola che ha una barca più grande che ha uno yacht che ha una zattera ma alla fine se succede qualcosa dovremmo sempre riuscire ad aiutarci l'uno con l'altro anzi chi sta meglio dovrebbe aiutare chi sta peggio...
Lo so forse sono uno che sogna troppo ma io spero e mi auguro e lotterò come faccio già da più di due anni tramite i social sui territori cercando di creare un qualcosa che sia funzionale per aiutare le famiglie che vivono queste condizioni che se anche in piccoli casi vengono aiutate si soffre un abbandono non indifferente dalle famiglie dalle istituzioni da chi dovrebbe esserci e invece sparisce.
Non voglio credere che un indomani milioni di famiglie che ci sono nel mondo devono stare da sole mentre invece nei territori nelle varie regioni ma in tutto il mondo si potrebbero unire ed essere solidali e soprattutto affrontare tutto questo anche se in modo virtuale lasciatemi passare il termine potremmo sentirci meno soli.
Questo che sto dicendo io lo vivo perché è stata creata una realtà così ed è quella della mia associazione che nasce dai Social ma è diventata una famiglia Una famiglia che si sente meno sola una famiglia aiutata da professionisti una famiglia che si aiuta quotidianamente ad affrontare quelle piccole sfide che ogni giorno ci mettono a dura prova a voi sembrerà poco credetemi solo provando capirete quello che significa svegliarsi la mattina e ricevere 100 buongiorno hai un problema tutti che ti rispondono e la sera prima di andare a dormire quel buonanotte non è a te stesso non è a tua moglie non è ai tuoi figli né tanti amici tante famiglie che come te vivono questo mondo così difficile e inadatto sia per i nostri figli ma anche per noi stessi!!!
Perché da soli è tutto più difficile..
/image%2F0684880%2F20251118%2Fob_29ea9b_1000007468.png)
Leofamily mondo magico
Il peso silenzioso del caregiver
Ci sono giorni in cui essere caregiver di un bambino o di un ragazzo con disabilità significa combattere prima ancora di mettere i piedi giù dal letto. È una lotta silenziosa che inizia nel cuore, una tensione che ti accompagna ovunque: sai già che dovrai spiegare, chiedere, difendere, discutere... per qualcosa che dovrebbe essere un diritto naturale, non una conquista sudata come una montagna ripida da scalare tutti i giorni.
È estenuante vivere in un mondo che sembra non capire. Ogni volta che cerchi aiuto, incontri un muro di gomma: parole dette a metà, promesse vuote, occhi che si abbassano, responsabilità che rimbalzano da una scrivania all'altra. E ti ritrovi lì, ancora una volta, a farti largo tra l'indifferenza, mentre dentro ti ripeti: "Perché deve essere così difficile? Perché dobbiamo lottare per avere ciò che agli altri è dato senza fatica?"
La vita da genitore non è semplice per nessuno, è vero. Ma la nostra ha un peso diverso, una fatica che non si vede ma che ci abita dentro. È correre da un impegno all'altro con la testa piena di pensieri, è cercare di far quadrare i conti mentre dentro senti che non quadra più niente, è portare addosso una stanchezza che non è solo fisica: è mentale, emotiva, profonda.
E poi c'è il dolore più grande: vedere l'amarezza negli occhi dei nostri figli. Un'amarezza che non dovrebbe mai appartenere a un bambino. Quella tristezza, quell'incomprensione... ti trafigge. E allora stringi i denti, ti fai forza, alzi la voce quando serve, anche se non vorresti. Perché quando a soffrire è tuo figlio, non esiste più paura, non esiste più timidezza. Esiste solo l'amore, quello che ti spinge a diventare scudo, voce, tempesta.
A volte mi chiedo se valga la pena di combattere sempre, se tutta questa fatica lasci davvero il segno nel mondo. Poi guardo mio figlio e capisco che sì, ne vale la pena. Anche quando tutto sembra inutile. Anche quando torni a casa svuotato, amareggiato, deluso. Perché siamo noi, ogni giorno, a cercare di cambiare un pezzo di mondo che spesso preferirebbe rimanere fermo.
E vorrei che le persone potessero indossare i nostri panni almeno per un giorno. Solo uno. Per capire cosa significa vivere con il peso dell'ansia, della responsabilità, del dover "spiegare" sempre. Per capire quanto siamo stanchi, quanto siamo soli a volte, quanto sarebbe semplice, per loro, rendere la nostra vita un po' meno pesante. Perché nessun essere umano dovrebbe vivere sentendosi continuamente in guerra per ciò che è giusto.
Eppure eccoci qui. A resistere. A non arrenderci. A trovare un senso anche nella fatica più grande. Perché i nostri figli meritano tutto, e noi siamo disposti a dare tutto, anche quando dentro ci sentiamo spezzati.
Si vivono giorni belli, giorni semplici, e giorni davvero difficili.
E questo... questo è uno di quelli.
A volte mi fermo a guardarti, in silenzio, e mi chiedo cosa sia che gli altri non riescono a vedere. Perché per molti tu diventi soltanto un cromosoma in più, un'etichetta, una differenza. Eppure, basta osservarti davvero per scorgere un bambino come tutti gli altri: curioso, capace di stupirsi, desideroso di vivere ogni piccola emozione con una purezza che il mondo adulto ha dimenticato.
Forse la risposta non è così complessa. Forse fa male ammetterlo, e per questo preferiamo non cercarla. La verità è che viviamo in una società che ha perso il senso di comunità, quella rete di empatia e attenzione che un tempo ci univa. Oggi siamo immersi nel materialismo, nell'indifferenza, nel giudizio facile. E in questo rumore ci siamo allontanati dalla realtà più autentica: quella dell'amore, dell'umanità, delle tradizioni che ci ricordavano chi siamo.
Ma io credo che non sia troppo tardi. Credo che possiamo ancora tornare a guardare il mondo con occhi più veri, più puliti. A mettere al centro le persone, non le apparenze. Paradossalmente, per costruire un futuro migliore, dovremmo avere il coraggio di fare un passo indietro: ritrovare ciò che abbiamo perso e riconoscere quanto siamo diventati ciechi alla bellezza che ci circonda.
E forse, proprio attraverso te, attraverso il modo in cui vivi e illumini ciò che ti circonda, possiamo ricordarci come si fa a guardare davvero.