il nostro cammino autismolunionefalaforza.over-blog.it con le emozioni vere si puo'emergere dal silenzio ,delle pagine scritte con la loro storia interiore ,che colorano la vita ,con la purezza e il candore ,dipingendo e disegnando il sentiero per il mondo Cerchiamo di accogliere, comprendere ...e aiutare le persone con AutismoPer concludere, ritengo che si possa e si debba Anche per i genitori, pur colpiti così duramente da tanta sofferen.....
Comprensione di cosa siano disabilità e normalità. Mi sconvolse riconoscere il male inferto alle persone disabili, veder l’atteggiamento stigmatizzante per il diverso, realizzare come la
“normalità” si determini attraverso il trattamento inadeguato delle persone disabili. La ricchezza dell' esperienze di vita ... Così cominciai ad esplorare nella societa' nella mia vita. Mi costò
anni di autoanalisi, di ricostruzione delle umiliazioni passate, dello sconvolgimento emotivo continuo, per quanto era profondamente sedimentata, ma cominciai a trovare la forza per parlare . I
gruppi e i disabili hanno trovato le loro voci,Sembra che siano la mia famiglia .
Ho cercato su internet e partecipato a forums e mailing lists, alcuni per “autistics and cousins”, autistici e assimilati, alcuni per genitori e professionisti. Cominciai a vedere la
traiettoria della mia vita . Successivamente mi sono impegnato a rileggere la mia vita attraverso un nuovo filtro, non spiacevole, ma impegnativo e imperativo. Credo abbiano arricchito e
integrato la mia prospettiva. Dove è il discrimine? Vivo con ambivalenza l’“unirsi”, vedo i benefici di un’identità definita contro il pericolo di essere stigmatizzati... La tensione tra voler
essere parte di un gruppo e il bisogno di mantenere la mia separatezza .
Le mie lotte personali nel mezzo di generazioni “nel sensibilizzare” sono state parte del travaglio la consapevolezza di una nuova categoria della differenza umana, di un nuovo modo di
percepire. Ma cosa è esattamente questo fenomeno, per quale ragione si è manifestato in queste particolari contingenze storiche, e che significato culturale gli si deve attribuire?
Cosa sono la sindrome di Asperger e lo spettro autistico?
Disabilità sorta nel tempo della postmodernità, lo spettro autistico ha confini frastagliati ed evanescenti. Nemmeno sul nome c’è concordanza, essendo di volta in volta definito sindrome di
Asperger, autismo ad alto funzionamento, disordine dello spettro autistico, iperlessia, sindrome della cripto-sensitività, cecità..
Un difetto nel sistema che processa le informazioni in ingresso porta il bambino a reagire eccessivamente ad alcuni stimoli e a non reagire ad altri. Il bambino autistico spesso si ritrae dal suo
ambiente e dalle persone che lo popolano per contrastare il sovraccarico di stimoli (Grandin, 1996, ).
Perché è emerso come entità individuata in questa contingenza storica?
Il fenomeno in un trafficato incrocio postmoderno. I fattori chiave della sua emergenza sono state la “voce” reclamata dalle donne come genitori, la diffusione delle politiche identitarie e
l’affermazione dei diritti delle persone disabili, nonché il concomitante slittamento delle relazioni di potere tra utenti e “professionisti” medici. L’Autismo anche sorto dallo sviluppo della
scienza e dalle sue osservazioni sempre più dettagliate delle differenze umane. Il successo della scienza, particolarmente della genetica e della neurologia, la diffusa accettazione di sostanze
come il Prozac, combinati con la disillusione per le promesse della psicoterapia, portano ad uno slittamento del pendolo “nature-nurture” nuovamente verso la natura. Soprattutto, la
democratizzazione del flusso dell’informazione generato da internet ha promosso l’emergenza di nuove forme di autoidentificazione per le persone autistiche.
Una delle cause principali dell’emergenza dello spettro autistico, è la crescita della consapevolezza .. racconta come l’autismo sia stato ampiamente, e con effetti devastanti, visto
attraverso l come causato da genitori “freddi e distaccati” (era ricorrente il termine “madre frigorifero”.
Le cose cominciarono a cambiare negli anni sessanta, i genitori che erano abbastanza indipendenti nel giudizio e consapevoli da rifiutare l’idea di essere da colpevolizzare per la condizione dei
loro figli, si riunirono in associazione. La prima tra queste fu la British Society for Autistic Children, ora nota come British national Autistic Society (Wing 1996)
Mentre le donne chiedevano attenzione per la loro voce, il prestigio e l’autorità del sapere medico raggiunse il suo grado più alto. Nelle mailing lists per autistici, agli incontri dei gruppi di
supporto di genitori o persone autistiche, pressoché ciscuno ha un aneddoto da raccontare sull’essersi consultato con il proprio medico col sospetto di avere un problema evolutivo, sentendosi
dire “non c’è niente che non vada, la smetta di essere nevrotico”. Lungi dal farsi intimidire, la maggior parte si è risolta a cambiare medico e a continuare a cercare. Benché l’immagine
tradizionale della diagnosi la rappresenti come qualcosa cercata con riluttanza, con paure e resistenze, e imposta dal di fuori, le persone con differenze neurologiche “marginali” si riconoscono
per lo più per autodiagnosi e reclamano il riconoscimento.
A raccogliere lo sprezzo degli autistici, più ancora dei medici generici è la psicoterapia e i suoi schemi evolutivi fissi, i suoi assunti sulla libera scelta i suoi discorsi nascostamente
colpevolizzanti sul costruire “autostima”. In un tempo in cui l’“autoconsapevolezza” è fortemente apprezzata, le persone nello spettro stanno promuovendo l’autoconsapevolezza neurologica (in
opposizione a quella psicologica). Forse più di ogni altro gruppo sociale, le persone nello spettro sono state capaci di sbarazzarsi completamente del pretame e dei vecchi dei della causazione
psicologica.
Autismo l'unione fa la forza