so sentire, capisco perché ricordo. Perché non so accettare l’ipocrisia, il perbenismo, l’indifferenza, gli sguardi di pietà. Si, proprio tu che mi guardi torvo, che non ti avvicini, o che mi
respingi con la mano, quando tento di avvicinarmi. A volte strillo. A volte scandisco con la bocca delle cose, non so forse dei suoni, tento di farmi capire e quindi ricorro alla forza. Si,
agli schiaffi. Perché ci sarà un modo di farti capire che esisto in classe. Esisto anch’io. Non ve ne siete accorti? Quando butto via le cose, è perché non voglio lavorare. Quando disegno, mi
rilasso, scivola la mia rabbia sul foglio. Si scioglie come la cioccolata fondente nel forno, quando prepari un dolce. Ma preferisco le patatine. Ho anche i miei gusti, cosa credi? Cose
salate, perché la dolcezza amo misurala. Me ne difendo. Non mi fido. Ma abbracciami. Si, anche se ti respingo, anche se allontano la mia mano quando vuoi farmi una carezza, tu non ti
allontanare. Abbracciami lo stesso. Dammi la tua mano. Se mi dai la tua mano, io so che mi sei vicino, che non sono sola. Allora posso parlare. Si scioglie la lingua, dico qualcosa simile al
tuo linguaggio e tu mi comprendi. E’ una magia. E’ bello quando ciò accade. Ma nella mia vita, ad un certo punto è successo qualcosa per cui si è interrotta la relazione tra me e te, tra me
ed un altro. Ho paura. Ho paura quando alzi la voce, ho paura quando c’è rumore intorno. Ho paura, difendimi. Anche quando ti allontano, soprattutto quando ti allontano. Io esisto. Esisto con
le mie passioni, esisto con le mie paure, esisto con la mia voglia di innamorarmi, esisto con la testa e con il cuore. Lì dove la mia testa non arriva a comprendere, mi aiuta il cuore. Il
cuore mi aiuta a comprendere anche quando mi lasci sola, quando hai bisogno dei tuoi spazi, quando sei nervoso e mi allontani. Per questo so perdonare. Ti cerco perché so perdonare, cosa
credi? Ho bisogno di te. Come quando scorre l’acqua nel lavandino e non c’è il tappo. Il rubinetto non è chiuso. E’ questo mio bisogno che ti fa paura? Allora perché metti le distanze? Perché
crei quella separazione? Io non voglio separarmi, non ci riesco. Non voglio crescere. Non so crescere. Devi capirmi. Se smetto di fare la bambina, se tu capissi che io sono in grado di fare
delle cose, se divento più indipendente, tu ti allontaneresti ancora di più ed io ne soffrirei, anche se non parlo. La gente pensa questo. Che non so stare in mezzo alla gente. Non è vero. Io
desidero stare in mezzo alla gente. Adoro ascoltare la musica. Mi rilassa. A volte canto. A volte leggo. A volte studio. Sempre sento. Ci sento. E tu? Cosa credi? Anche tu vivi il tuo
autismo. Quando non hai voglia di parlare, quando ti chiudi nella stanza, quando torni a casa, e speri che non ci sia nessuno, quando allontani la tua immagine riflessa perché non ti accetti,
quando eviti gli sguardi. Ti ricordi? Per esempio, quella volta mi raccontasti che non avevi voglia di aprire la porta per affrontare la vita, o di saltare quel cancello. Allora sai che ti
ascolto. Tu mi parli. Ed io ascolto. E’ facile per te. E’ comodo. Non posso oppormi. So ascoltare e questo fa di me la migliore amica del mondo. Sto in silenzio. Oggi quando tutti hanno
voglia di parlare, di dire cose senza senso. Io ascolto e ti restituisco un senso. Ti sto vicino. Ti restituisco la capacità di sentirti forte. Con la mia debolezza. Allora, mi usi. Usi i
miei bisogni per nascondere i tuoi. Non ti allontanare. Usami pure, ma ricordati che tutto ciò ha un senso. Io ti restituisco il senso. E sopratutto io sono io, senza etichette.
Dal mio mondo al tuo,
Con affetto,
G.
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